1000 GIORNI DI TEORIA
Lo spirito di Jean Baudrillard
In memoriam: 1929-2007
Arthur Kroker
Italian translation by Claudia Di Vittorio
[ Jean Baudrillard ]
Così come i suoi predecessori intellettuali -- Nietzsche, Artaud e Bataille -- Jean Baudrillard fu un raro esempio di
filosofo culturale, un pensatore le cui riflessioni, lungi dall’essere mera mimetica culturale, si svilupparono in una complessa
simbologia della realtà sociale del secolo postmoderno. Nel suo pensiero convissero sempre aspetti futuristici e antichi. Futuristici
in quanto la sua teorizzazione della cultura della simulazione si sviluppava parallelamente alle grandi scoperte scientfiche del
nostro tempo e soprattutto in relazione alla trasformazione radicale della cultura e della società sotto l’impatto della
velocità della luce rispetto al tempo e allo spazio. Antichi perché Baudrillard era assillato dall’enigma della patafisica, vale
a dire l’innalzamento fantastico del principio della realtà nel linguaggio dell’artificio, della seduzione e del
terrore.
Dopo La gaia scienza di Nietzsche il segreto della realtà non era mai stato rivelato tanto pienamente. Né
significante né significato, la realtà sociale di Baudrillard implica sempre una «illusione referenziale», una «strategia fatale», un
«riflesso di produzione», uno «spirito terroristico», un «deserto del reale». Nel rifiuto delle chiusure politiche dell’economia
politica e delle ristrettezze sociali della sociologia, Baudrillard rese il suo pensiero il teatro della forma artistica medievale
dell’anamorfosi. Il deserto del reale veniva stravolto per ricavarne l’immagine uguale e contraria delle sue qualità
nascoste di seduzione e terrore.
Né scettico né apologeta, Baudrillard il teorico, Baudrillard l’artista affrontava il delirio della realtà
contemporanea con i metodi deliranti dell’arte, con il linguaggio topologico dell’illusione prospettica. Motivo per cui il
suo pensiero fu sempre destinato a pungolare la furia del superuomo nietzschiano. Leggere il suo pensiero equivaleva ad accedere
direttamente alla complessità e all’indeterminatezza della realtà come gioco anamorfico di prospettive. Mentre il superuomo
avrebbe preferito trovare la sua consolazione nella solidità del principio della realtà, ciò che fece Baudrillard fu di dare
completezza a Nietzsche dimostrando in una vita della mente che il pensiero come «stella danzante» era ancora realizzabile, che nella
sua pratica della «vita della mente» della Arendt il pensiero poteva ancora una volta raggiungere un maggiore asservimento, allo scopo
di rendere l’illusione referenziale al centro evenescente di ogni cosa -- il sesso, la coscienza, la cultura, l’economia, i
corpi, il terrore -- un segnale certo e definito dell’indeterminatezza che ossessiona la vita stessa.
Oggi piangiamo la morte di Baudrillard anche per la consapevolezza che la sua presenza intellettuale nel mondo ha
avuto il peso di un’annunciazione precoce e puntuale di come si sarebbe sviluppato il ventunesimo secolo, la conflagrazione dei
principii della realtà, mutuamente antagonisti ed egualmente affascinanti. Laddove la realtà è rivelata come simulazione, la teoria
come artificio, il segno come terrore e i corpi come prospettive solo apparenti, riconosciamo nel pensiero di Baudrillard la qualità
patafisica della perenne discesa lungo le altezze dell’abisso, sempre, come diceva Virilio, «cadendo verso l’alto» nel
deserto del reale.
Nella speculazione così come nella vita, soltanto il lento passaggio dei grandi eventi storici consente lo
spettacolo della finzione, la realtà sociale da esperire nella sua completezza. Il nostro destino verosimile è di vivere nella realtà
le premesse di Della seduzione e di Lo scambio simbolico e la morte, il loro costante senso di malinconia e di
passione splendente, non tanto come opere di letteratura, quanto come nuclei teoretici della politica, della società e della cultura
del ventunesimo secolo.
Un amico intellettuale, un sentiero da seguire, un teorico che rese il pensiero stesso una fedele illusione della
magia dell’iperrealtà. In questo triste giorno piango la morte e onoro lo spirito di Jean Baudrillard.
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"The Spirit of Jean Baudrillard" (CTheory: 3/7/2007) was translated by the New Brain Frames Project.